Portare un campo da tennis su un ghiacciaio non è stato impossibile.
Roger Federer lo ha dimostrato, come il suo esempio ci insegna anche tanto altro sulla realtà svizzera.
Che cosa hanno in comune Roger Federer, Kimi
Räikkönen e Felipe Massa?
Che sono degli sportivi famosi e che dal loro talento ottengono lauti guadagni. Federer, il tennista più forte dell'ultimo decennio, con quasi 70 milioni di dollari
di guadagni, è addirittura al quarto posto mondiale tra gli atleti più pagati nel 2016.
Ma i tre campioni hanno un'altra cosa che li accomuna: sono tutti residenti a Wollerau, un paese di 7mila
abitanti nel Canton Svitto (Schwyz), sul lago di Zurigo.
Wollerau è il comune, nell'intera Confederazione Elvetica, con la più conveniente tassazione sul reddito delle persone fisiche, appena il 7,12% per una famiglia
media (dati 2013).
Perché mentre noi in Italia dibattiamo da anni di zone franche, che indubbiamente potrebbero comunque dare un po' di ossigeno alla nostra economia, mentre ci
interroghiamo su come frenare lo spopolamento delle aree interne che non hanno da offrire tante opportunità o su come attirare capitali e creare lavoro con incentivi finanziari, senza incorrere
negli strali della UE, in Svizzera invece, le diverse realtà territoriali hanno saputo, insieme, sviluppare un modello di grandissima efficienza,
caratterizzato dalla forte concorrenza esistente tra i diversi Comuni e tra i Cantoni per attrarre determinate fasce di contribuenti, sia che si tratti di persone fisiche (singoli
cittadini) che di persone giuridiche (aziende), e tra le principali armi, oltre alla qualità dei servizi, c'è soprattutto la fiscalità.
In questo senso, il caso di Federer è emblematico, perché, in termini finanziari, il tennista, "vale" più o meno quanto 1200 suoi compaesani, ossia quanto un sesto
del totale degli abitanti del suo paese di Wollerau.
Questo è reso possibile dal fatto che i 26 Cantoni svizzeri rappresentano 26 Repubbliche, con 26 Costituzioni e 26
sistemi fiscali propri. Dove la Confederazione è responsabile di appena il 30% del totale del prelievo fiscale, mentre Cantoni e Comuni ne determinano e ne gestiscono l'altro 70% (in
Italia quasi il 90% delle imposte sono invece stabilite centralmente e appena il 10% resta di competenza locale).
Il risultato è quindi un sistema efficiente nel quale Cantoni e Comuni fanno a gara per offrire ai propri cittadini i servizi migliori con dei costi, rappresentati
dalle tasse, possibilmente meno pesanti e agevolazioni fiscali specifiche.
Anni fa, per esempio, il Canton Ticino abolì l'imposta di successione, ottenendo un' immigrazione interna dagli altri cantoni e aumentando così il gettito fiscale
complessivo; iniziativa questa, seguita poi da molti altri cantoni.
È per questo che in Svizzera è di fondamentale importanza un indice quasi sconosciuto in
altri Paesi: l'Indice dell'Attrattività Fiscale.
Quell'indice che rivela che, in termini di imposte sul reddito delle persone fisiche si può andare dal citato paese di Wollerau, con il 7,12% di imposizione, sino
al più "esoso", quello di Sonvilier nel Canton Berna, che arriva al 34,71%.
E spiega anche come mai, grazie alla sua "attrattiva" fiscale per le aziende, il piccolo Canton Zugo con appena 120mila abitanti, sia riuscito, nel corso degli
ultimi vent'anni, a portare all'interno dei propri confini 10mila aziende operative, e quasi 30mila società che qui hanno fissato la propria sede legale.
Tutto questo, in Svizzera, poggia su una solida base che è esattamente opposta a quanto avviene invece in Italia e a ciò che la riforma costituzionale, pesantemente
bocciata, avrebbe voluto ulteriormente accentuare. Ossia l'accentramento dei poteri sul governo centrale nel sistema italiano, a fronte della sovranità di cui godono le istituzioni locali nel
modello elvetico.
Infatti, come la stessa Costituzione confederale stabilisce all'art.5, «Nell’assegnazione e nell'adempimento dei compiti statali va osservato il principio
della sussidiarietà » che significa, in pratica, che in Svizzera non è la Confederazione che delega i propri poteri
ai Cantoni, ma avviene esattamente il contrario, cioè che sono questi ultimi che affidano alla Confederazione quei
compiti che non sono in grado di svolgere o che richiedano necessariamente un coordinamento trans-cantonale.
Anche a coloro, tra i sostenitori delle riforme costituzionali oggetto del recente referendum, che continuano ad accusare la mancanza di una volontà di cambiamento
da parte di chi ha invece votato NO, non potrà sfuggire che ben poca cosa erano le proposte di Renzi, rispetto a uno scenario politico drasticamente agli antipodi come è quello svizzero.
Anzi, proprio con lo scopo di riportare indietro, in chiave centralistica, i rispettivi ruoli, dello stato nazionale e delle regioni, messi in gioco dalla riforma
costituzionale del 2001 che aveva invece attribuito poteri legislativi e fiscali molto più ampi alle regioni e agli altri enti locali (e guarda caso allora il referendum confermativo ebbe un
esito opposto a quello attuale, con il SI che si impose con il 65% dei suffragi, pur con una partecipazione al voto molto più bassa), era stata disegnata la riforma costituzionale voluta da
Renzi e dal suo governo.
Con la motivazione dichiarata che le regole di stampo federalista, introdotte nel 2001 al Titolo V della Costituzione, avevano creato numerosi nuovi contrasti
istituzionali e legislativi tra stato e regioni, ingessando la macchina amministrativa, il premier dimissionario intendeva in pratica far tornare
l'Italia indietro di 15 anni.
Altro che progresso !!!
Anziché cercare di mettere a punto il sistema, di correggerne le disfunzioni, di migliorarne i meccanismi, per puntare ad una maggiore efficienza della macchina
amministrativa, la scelta che si tentava di far passare come uno sguardo rivolto al futuro era, invece, quella di dare un bel colpo di spugna e ritornare alla casella di partenza, come in un
diabolico Gioco dell'Oca.
Non c'è dubbio che, come ha scritto ieri il direttore Muroni, «le cose possono cambiare solo facendo cose nuove, battendo strade diametralmente opposte rispetto
a quelle fin qui seguite».
Noi da tempo, una strada "opposta" da percorrere per i Sardi e per la Sardegna l'abbiamo individuata
chiaramente.
È quella indicata da una realtà che funziona, e funziona benissimo, da quella Svizzera della quale abbiamo raccontato prima e che può essere un modello di
riferimento per il nostro futuro stato sardo .
Noi ci stiamo provando e continueremo a insistere, anche se in tanti «ci dicono che non si può fare».
Giorno dopo giorno, questi saranno sempre meno mentre tanti altri si renderanno invece conto che quella strada, forse, così impercorribile non è.
Come impossibile non è stato realizzare qualcosa che poteva apparire così fuori luogo in quel contesto, come
quel campo da tennis piazzato su un ghiacciaio svizzero per un match ad "altissimi" livelli, nel senso letterale del termine, tra il cittadino più celebre di Wollerau e la campionessa di
sci, Lindsay Vonn......

Scrivi commento